Come Accedere

Per essere accolti in comunità bisogna seguire un percorso che si articola in diversi passi:
1. Il giovane, l’educatore dell’istituto di pena in cui è recluso, l’avvocato o i suoi familiari contattano gli operatori del Servizio Sociale territoriale o del Ministero della Giustizia, che valutano la sua richiesta.
2. Il servizio che prende in carico la richiesta la formalizza per iscritto, allegando le relazioni con le informazioni anagrafiche e l’anamnesi quanto più completa, con tutte le informazioni familiari, scolastiche, sociali, sanitarie e giudiziarie del ragazzo, e ce la invia.
3. Quando riceviamo la richiesta formuliamo una prima valutazione sull’opportunità dell’inserimento. In questa fase potranno essere effettuati incontri con gli operatori, i familiari o i titolari della potestà genitoriale.
4. Se la valutazione è positiva diamo avvio alla conoscenza vera e propria, che si articola in due fasi.

FASE DI CONOSCENZA

Qui si ha il primo contatto tra il ragazzo e la Comunità. Il giovane sperimenta lo stile di vita comunitario e si fa un’idea precisa delle regole che ne governano il funzionamento.
Il primo passo è un incontro tra il servizio che ha preso in carico la richiesta del ragazzo di essere accolto in Collina e l’équipe dei nostri operatori. A questo incontro fa seguito un colloquio con i familiari o altre figure significative per il ragazzo. Dopo questo c’è un colloquio con il ragazzo e un suo primo soggiorno in Comunità (permesso premio di un giorno).
Se le condizioni sono favorevoli, il ragazzo può tornare in Comunità per altri tre permessi di durata via via più lunga (due, quattro e otto giorni). Al termine dei soggiorni si svolge un incontro di valutazione tra l’équipe della Comunità e gli operatori di riferimento.

FASE DI PRE-ACCOGLIENZA

Ora la conoscenza reciproca tra il ragazzo e la Comunità si approfondisce. Il ragazzo può soggiornare in Collina tre mesi partecipando a pieno titolo alla vita comune.
In quest’arco di tempo c’è una verifica intermedia in relazione ai bisogni, agli obiettivi, alle azioni e alle risposte del ragazzo al percorso comunitario. Dopodiché si svolge una riunione che ha il compito di valutare l’eventuale inserimento stabile del giovane.
Si definiscono un progetto educativo individualizzato e le ipotesi di svincolo dalla Comunità, e si stabiliscono i ruoli e i compiti dei servizi coinvolti.
Ai ragazzi richiediamo impegno e dedizione nello svolgere i diversi compiti (studio, lavoro, servizi comunitari) perché siamo convinti che il lavoro non sia solo uno strumento necessario per sostenersi economicamente, ma anche un modo concreto per esprimere se stessi e riconquistare dignità. Nel nostro lavoro perseguiamo una convivenza pacifica improntata al rispetto reciproco, alla lealtà e all’onestà. Cerchiamo di creare quotidianamente opportunità di crescita culturale, spirituale e sociale finalizzata allo sviluppo di autonomia e responsabilità nella gestione della propria vita. Nell’ottica di una giustizia “riparativa”, laddove sia possibile, ci impegniamo per avviare una mediazione penale, aiutando il ragazzo ad assumere consapevolezza mentre si scontra concretamente col male causato attraverso il reato commesso.